attraversamenti 2016

EXVUOTO TEATRO

Sister(s)

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Una zona remota. Una stazione di benzina. Pochissime automobili. Molto caldo. Qualche carovana di indiani (a volte). A gestire la stazione di rifornimento sono in due, un fratello e una sorella: un microscopico universo “maschio” dove trastullarsi per troppe ore e lunghi silenzi. Un mondo fatto su misura. Una civiltà bombardata di slogan, in stato confusionario e razzista. E finalmente un giorno, alla stazione di benzina, giunge, dopo tanti anni di fatica e sudore, un frigorifero nuovo di zecca. Niente più carne andata a male. Niente più mosche sulle bistecche. Lo porta il camion di indiani, naturalmente. Quindi, nel racconto ci sono un maschio, una femmina, un frigorifero. E qualche auto (a volte). E una comitiva di indiani. Ma come in tutte le storie che si rispettino deve succedere qualcosa. Qualcosa di più, intendo. E qualcosa accade. Lui apre il frigorifero e vi trova chiusa dentro la Madonna. Forse in fuga dalla città, non si sa. Forse in crociera. Boh. Fatto sta che gli dà una notizia importante. Da un frigorifero, sì: forse non è il massimo, ma così è la storia, che ci volete fare. E non è finita: lui dovrà farsi suora. Sì, avete capito bene. Con velo, tunica e sandali: tutto compreso, tutto incluso. Nostra Signora dell’Errore ha colpito e affondato. Come affrontare l’accaduto? Ci si può sottrarre ad una proposta del genere? Io penso proprio di no. Come può l’amore cresciuto ai bordi di un nulla, coccolato dalla notte e dalla luna, come può un amore che puzza ancora di benzina concepire ed accettare il distacco assoluto? Troppe domande, forse. Ci sono giorni in cui ti svegli e sei completamente diverso, senza sapere il perché. Ma lo senti che qualcosa è cambiato. SISTER(s) è un inno alla libertà individuale, senza ma e senza se. È un inno ai legami che ci uniscono e che non oppongono domande. È una vicenda tanto più assurda quanto più crudelmente vera. Tanto più distaccata dalla realtà quanto più scolpita nell’anima di ciascuno. È una storia. Stop. Le cose accadono, punto e basta. Chi non si adatta è perduto. E ci piace che sia così.

Nei due attraversamenti vorremmo concludere e approfondire la drammaturgia dello spettacolo, crescere a livello interpretativo e sviluppare la nostra poetica, grazie anche al contributo dei tutor.
Condividere un così lungo periodo di tempo insieme ci permetterà di creare un gruppo più omogeneo e coeso. Poter far passare del tempo tra una residenza e l’altra ci permetterà di fare decantare i risultati ottenuti dopo la prima sessione.
Infine speriamo, grazie alla vincita del bando e alle date presso Wonderland Festival e Teatri Di Vita, di far conoscere di più i nostri spettacoli e di riuscire a invitare qualche operatore alle repliche.

Residenza IDra 

Teatri di Vita


FRANCESCO COLALEO

Re-Garde

RE-GARDE

Re-Garde desidera indagare sul senso della vista. Il progetto coreografico approfondisce il rapporto tra due uomini che si battono per l’affermazione del sé, pronti a subire o ricevere, a dare o perdere, a essere manipolati, provocati, abbandonati. Il corpo è controllato e vigile come lo sguardo, ma non rinuncia a godere di momenti di distensione e respiro. È l’analisi corporea e antropologica di un ipotetico soggetto noir che ammetta l’esistenza di un colore più gradevole, vicino alla sfera dell’umana e carnale visione della vita in tempi moderni. L’alternanza tra binomi opposti consente agli interpreti di valicare i delicati confini che separano la giovinezza dalla vecchiaia, offrendo un immaginario vasto e poetico.
Il progetto desidera stimolare riflessioni di carattere empirico e filosofico: nella fattispecie su un ipotetico potere di controllo della vista e su un suo condizionamento legato alla sfera delle relazioni sociali. Il percorso seguirà, attraverso la creazione di partiture coreografiche, una metodologia dell’osservazione, basata sulla prospettiva del punto di vista: sia esso positivo o negativo: più semplicemente cercherà di comunicare quanto sia soggettivo il modo con il quale osserviamo il mondo e le persone che lo abitano. Oltre all’edificazione di un impianto coreografico, regolato dalle leggi più semplici di composizione, si seguirà un percorso teatrale, con particolare attenzione alla visione innocente e pulita di uno sguardo che si posa sulle cose e che ironicamente sa divertirsi con la vita. Un’osservazione da fanciullo pascoliano, priva di qualsiasi condizionamento e libera di potersi esprimere. Durante il periodo di residenza, attraverso queste coordinate artistiche, si desidera completare il lavoro che ad oggi è giunto ad un suo studio embrionale di 20 minuti. Nella prima fase di residenza, presso il Teatro Akropolis di Genova, l’obiettivo sarà quello di creare immagini e materiale
coreografico, mentre nella seconda fase di residenza, presso Spazio Teatro Idra di Brescia, daremo al lavoro una sua forma compiuta, soffermandoci di più sull’aspetto registico e drammaturgico, grazie al tutor che ci seguirà nel secondo attraversamento. Le aspettative sono concrete ed in linea con il desiderio di trovare luoghi ospitali e adatti a stimolare la creatività.

Residenza IDra 

Teatro Akropolis 


FRIGO PRODUZIONI

Tropicana

TROPICANA

Tropicana è il nuovo progetto di FRIGOPRODUZIONI. Tropicana è una canzone del 1983 del Gruppo Italiano. Mentre la base musicale di questo brano, un calypso orecchiabile e ritmato, è spensierata, leggera e fa venire voglia di ballare, il testo si muove su un altro terreno: descrive infatti un’apocalisse, alla quale i presenti assistono senza quasi rendersene conto, perché si sentono “come dentro un film” e in televisione sta passando la pubblicità di una bibita, la Tropicana, appunto. La dimensione ossimorica del brano, basata sul contrasto tra musica e testo, rispecchia la fortuna del brano stesso: dopo aver dominato le classifiche dell’estate 1983, anno di uscita, è diventato un brano simbolo dell’estate tout-court, passando alla storia come inno alla leggerezza estiva, ballo di gruppo per eccellenza e immancabile colonna sonora di ogni villaggio turistico. Mentre l’angosciante tematica del testo è passata completamente in secondo piano. Tutti l’hanno ballata, nessuno l’ha mai veramente ascoltata. L’inquietudine nascosta di questo brano è quasi inafferrabile, avvolta com’è in una confezione leggera e ridente, ed effettivamente sfugge. Il concetto di un’angoscia, di un problema, di cui si percepisce la presenza, ma che non si riesce a identificare con chiarezza, tocca un mio (un nostro) nervo scoperto. Per questo abbiamo deciso di lavorare su questo brano, cercando di compiere un’immersione negli abissi, nel nero nascosto della canzone, cercando un punto di contatto tra quel nero e questo nero attuale che ci sommerge.

Il contesto attuale del teatro, nella nostra città (ovvero Milano), è segnato da una mancanza di spazi esemplare: gli spazi non ci sono o si pagano a peso d’oro; questo rende impossibile, per una compagnia, ipotizzare un percorso serio di prova, le prove si è costretti a farle nei rimasugli di tempo, in degli spazi completamente improvvisati e senza identità. Per questo siamo molto felici di questi due attraversamenti a nostra disposizione, ci consentiranno di poter provare con una serenità e una concentrazione diversa, all’interno di due spazi teatrali e vivi, per un periodo di tempo che ci permetterà di provare realmente (ovvero di poter sbagliare, poiché l’errore è l’essenza della prova). Il nostro obiettivo è quello di realizzare due studi successivi, da presentare a una certa distanza di tempo, dai quali poter poi tirare le fila per prepararsi a un futuro debutto.

Residenza IDra

Settimo Cielo/Residenza Teatro di Arsoli 


LARA RUSSO

Rame

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Un materiale resistente, freddo al tatto e apparentemente privo di vita si mostra nelle sue possibilità di essere agito. Così attraverso la caduta, la sospensione e l’assemblaggio di questi tre elementi lo spazio muta insieme ai suoi corpi costantemente alla ricerca di nuove strategie di collaborazione. Cosa costruire, e´una domanda insita nella danza stessa, E il desiderio ne anima la ricerca. Può rivelarsi la più grande conquista o il più grande fallimento; questo diventa pretesto per i tre di avvicinarsi a un dialogo fatto di responsabilità e accoglienza. La tattilità permette esitazioni e tregue in cui incontrare un paesaggio e viverlo.
La mia aspettativa nei due attraversamenti è quella di creare una forte coesione tra gli interpreti, che diventano artefici stessi dell’opera, evitare la sequenza mnemonica e di lavorare invece la intesa e l’ascolto tra i corpi, la possibilità di azione e reazione che rende il lavoro vitale e in continua evoluzione. Quello che mi interessa in questa ricerca, è l’elemento di rischio e di imprevedibilità che la materia introduce nella composizione coreografica. A differenza di altre indagini dove e´il solo corpo a stare in scena, qui la presenza della materia obbliga i danzatori a uno stato di allerta e di collaborazione vera,istantanea, da ricalibrare in ogni istante. La qualità e l’approccio al lavoro, sia durante la ricerca che in scena, cambiano così il concetto di coreografia:non sono io ‘coreografa’ a decidere o a imporre la scena, a prevalere è l’accadimento a cui segue la rivelazione.

Gli artisti Mahatsanga le Dantec e Yesenia Trobbiani parteciperanno come collaboratori attivi nella ricerca per esplorare le potenzalità tecniche dei materiali. Le idee principali per ora sono quelle di
sfruttare il suono prodotto dal movimento dei pali per registrarlo e usarlo come tappeto sonoro interattivo e approfondire le possibilità architettoniche dei materiali.

Residenza IDra

Residenza Multidisciplinare Arte Transitiva – diretta da Stalker Teatro


OHT

Mercury 13 – performance n°3

AttiFondamentali.Vita-Supersuperficie.PulizieDiPrimavera

Mercury 13 è un programma degli anni 50, finanziato privatamente, per preparare tredici donne a diventare astronaute e mandarle nello spazio. Il suo nome viene da Mercury, il coevo programma della NASA per preparare sette uomini ad andare nello spazio e che iniziò il 9 aprile del 1959. Ovviamente, Mercury 13 non fu riconosciuto dal governo americano. Nel frattempo, esattamente nel 1963 l’Unione Sovietica mandava Valentina Tereshkova nello spazio. La signora Tereshkova fu la prima donna ad andare nello spazio e da allora ha spesso deriso Jerrie Cobb per il suo insuccesso e per la sua fede religiosa. Jerrie Cobb era la front-women di Mercury 13 e, nonostante il suo monte ore di volo era nettamente superiore a qualunque altro pilota maschile, non poté andare nello spazio perché essendo donna non poteva far parte dell’esercito americano e quindi diventare astronauta. La signora Cobb è un simbolo della lotta femminile ai privilegi di genere in un contesto professionale e rappresenta la prima domanda che ci poniamo per questo spettacolo: quali sono le conseguenze emotive di essere perfettamente qualificato per fare un lavoro ma non avere il privilegio di farlo?

Rispetto ai due attraversamenti spero di avere la possibilità di conoscere due luoghi capaci di accogliere il processo artistico sostenendone le sue diverse fasi realizzative. Spero che questo si traduca in vari aspetti; dal rapporto con lo staff che ci accoglierà, a un confronto in-fieri con il loro pubblico di riferimento, al rapporto con le specifiche professionalità che i due attraversamenti ci metteranno a disposizione. Spero anche questi due incontri, con Residenza Idra e con Elsinor, si tramutino in un ampliamento del nostro circuito professionale a sostegno delle performing arts.

Residenza IDra

Cantiere Florida