attraversamenti 2019

Elsinor Centro di Produzione Teatrale + Residenza IDRA

Nastro di Möbius/RETABLO – Filius

La compagnia

Nastro di Möbius ha sede a Squillace (CZ) e si sviluppa come centro culturale indipendente e vede la direzione artistica di Saverio Tavano, regista e drammaturgo. Dal 2016 organizza INNESTI CONTEMPORANEI un festival arrivato alla quarta edizione.
Dal 1989 Retablo crea, produce e promuove drammaturgia contemporanea. Ha organizzato a Catania i festival PERCORSI e CULTANIA. Ha portato in scena svariati drammaturghi contemporanei alcuni dei quali mai rappresentati prima in Italia: il venezuelano José Ignacio Cabrujas e il tedesco Daniel Call rispettivamente con i testi Acto Cultural e Das Kammerspiel.

Il progetto

Ci siamo chiesti, cosa accade in un uomo il cui potere lo spinge oltre il proprio limite fino a farne un’abuso? Siamo partiti da vari casi di tortura noti negli ultimi 20 anni di storia, li abbiamo studiati nel modo più oggettivo possibile. Secondo vari teorici, tra cui il professore Jerome Skolnick, questo comportamento si radicalizza negli anni di attività e carriera, ove, avendo a che fare con elementi disagiati e deviati, forzatura della legge, casi di violenza e omicidio molto sensibili, la mente degli addetti all’ordine subisce un regressione assumendo posizioni di carattere autoritario e repressivo giustificate come unico mezzo di mantenimento della legge.
Abbiamo analizzato le dinamiche psicologiche che pongono l’uomo nella condizione di elemento “sacrificante” nella posizione spesso autoindotta di “agnello sacrificale” e la posizione del suo torturatore, di aguzzino. Esiste una relazione tra i due elementi che fonda le proprie origini nell’antichità, dalla ritualità umana.
Questo lavoro di immaginazione ha iniziato concretamente ha dare i suoi frutti partendo da un’intercettazione telefonica, quella tra uno dei carabinieri che ha partecipato al caso Cucchi e sua moglie.
Siamo voluti entrare dentro una casa, la casa di un uomo delle forze dell’ordine, un uomo che ha abusato del suo potere sulla vita di qualcun altro. Come è casa sua? Quest’uomo ha dei figli? Una moglie? Come si vive in questa famiglia? Una famiglia come tante altre.

La residenza

La funzione di una residenza, nel senso etimologico del re-sidente, definisce l’importanza di sedersi di nuovo, ri-accomodarsi, ri-sedersi e riflettere, ri-analizzare, capire ancora, ri-sviluppare. Fondamentale sarà quindi questa fase per sviluppare con maggiore solidità la trama e definirla con maggiore accuratezza, anche grazie ad un processo di ricerca, drammaturgica e di sviluppo scenico, sopratutto grazie ad una serie di improvvisazioni che gli attori proporranno sulla base di un già solido elemento nucleare, iniziando a porre le basi per una materia che già a conclusione della residenza potrebbe possedere una primordiale struttura scenica.


Residenza Multidisciplinare Arte Transitiva – diretta da Stalker Teatro + Teatri di vita

Collettivo ARA – Trittico

La compagnia

Collettivo ARA, ovvero Amalia Franco, Renata Frana, Anna Moscatelli, ovvero un corpo sonoro, una vacca, tre testine, due corpi danzanti e l’ombra di un uccello.

Il progetto

Cantillazioni pone il proprio discorso nel vacillamento del soggetto sul crinale di due culture differenti, la nostra occidentale e quella indiana, tramite la contaminazione di diversi codici espressivi, quali la danza, il teatro di figura e la musica classica indiana. È un sorpasso a destra, citazione scorretta di un complesso sistema simbolico che volge all’attivazione di un cortocircuito della referenzialità. Non cerchiamo altri simboli, un’altra metafisica, un’altra saggezza, quanto piuttosto l’incrinatura del simbolo, una scossa del senso che permetta nuovo movimento.

La residenza

Il lavoro di residenza è volto a proseguire la creazione delle singole miniature che compongono il Trittico, per poi arrivare ad una lettura organica dell’intero. La natura di ogni miniatura è quella propria dell’apparizione ed è determinante nel ri-velare l’approccio al lavoro che si nutre della continua ricontestualizzazione nei luoghi e cerca il suo centro drammaturgico ed estetico, ovvero etico, lungo vie laterali che tengano costantemente vivo il processo di ricerca.


Centro di Residenza Multidisciplinare della Regione Lazio /Settimo Cielo /Teatro di Arsoli + Teatro Akropolis

Leonello/Massari – L’uomo che ricordava troppo

La compagnia

Jessica Leonello e Carlo Massari provano a costruire una poetica in cui danza, parola e linguaggio dei pupazzi si intersecano, cercando di valorizzarsi a vicenda.

Il progetto

“La realtà è una semplice illusione, sebbene molto persistente.” A Einstein
Uno scrittore scopre che gli resta poco tempo da vivere e decide di scrivere il suo testamento letterario che crede, lo consacrerà finalmente alla letteratura: un romanzo autobiografico. Mentre cerca di ricordare la sua vita, se ne materializzano, inaspettati, i protagonisti. I loro ricordi però, per nulla coincidono con quelli dello scrittore, nessuna versione dei fatti pare essere la stessa. Dunque la realtà non è univocal e la relatività si impone. E allora forse due chiacchiere con il sig. Einstein, potranno aiutare a sciogliere la matassa. Ma cosa accade se non si riesce più a ridere con i propri fantasmi, e sono solo loro che ridono di te?

La residenza

Nella prima parte della residenza, ci dedicheremo a studiare l’estetica dei pupazzi e alla realizzazione del primo pupazzo. Nella seconda parte delle residenze offerte, ci approcceremo allo studio del movimento del pupazzo, cercando di costruire un connubio tra corpo dell’attore, del manipolatore e del pupazzo. Ci muoveremo in creazione scenica sulla base di un canovaccio scritto, iniziando a mettere in scena l’ incontro tra lo scrittore e uno dei suoi fantasmi: Albert Einstein. Da questa due residenze ci aspettiamo di ottenere uno studio di circa 20 minuti, che possa essere presentato in maniera compiuta e che dia un assaggio di ciò che sarà il lavoro.


Armunia – CapoTrave/Kilowatt + R.A.M.I. Residenza Artistica Multidisciplinare ILINXARIUM

Teatro Caverna – Mario e il mago

La compagnia

Teatro Caverna è dedito alla produzione di progetti in ambito artistico ed in particolar modo teatrale ai quali si unisce la formazione nelle scuole.

Il progetto

Un popolo ipnotizzato è la sintesi appropriata. Di Mario e il mago, libro di T. Mann a cui ci ispiriamo. Di un Paese che sembra incantato dalla voce di sirene ipnotiche. Il mago si arroga il diritto di piacere, strappa applausi anche agli insospettabili, arringa la folla con battute e trucchi: il popolo intontito lo segue. A chi tocca opporsi? A chi non vuole inseguire l’incantatore. A chi, come Mario, sceglie di farsi carico di una diversità. Rimanendo sospeso nel dubbio: sparare o non sparare?

La residenza

Il progetto è iniziato a febbraio con la ricerca sul testo di T. Mann sfociata in una mise en espace a Bergamo. Seconda fase in primavera, con la definizione del testo dello spettacolo. In estate la residenza allo spazio Vulkano (RA) per il montaggio delle scene. In autunno il debutto dello spettacolo. Il lavoro si compone di libere improvvisazioni in aperto dialogo e gioco col pubblico, per creare un senso di ipnosi, affabulazione e incantamento della parola che ci costringe spettatori inermi.